Ora et ...

Pregare il potente, pregare l’Onnipotente

Il percorso avviato gli scorsi anni, teso a cogliere nell’esortazione benedettina (che tanto significativamente ha connotato nei secoli i caratteri della brescianità), i motivi ispiratori delle iniziative per la festa dei Santi Patroni, ci propone, dopo l’…et labora dello scorso anno, il riferimento all’Ora et …, alla parte più impegnativa della suggestiva endiadi dell’invito del santo patrono d’Europa.

È di immediata percezione il significato che si attribuisce in ogni angolo della terra al gesto che scaturisce dal cuore di ognuno di chiedere a voce, di rivolgere un’orazione, in altri termini di pregare Dio, l’Onnipotente, l’entità o essere superiore, collegarsi a lui, per chiedere di unirsi e insieme far comunità, implorarne l’aiuto, ringraziarlo.

Di minore immediatezza risulta al contrario il significato di pregare il potente, costretti come siamo, quasi abituati a dover insistere con una burocrazia invasiva per ottenere il riconoscimento di un diritto, a dover sottostare ad obblighi inevitabili, che riducono la libertà, imposti da multinazionali animate dall’esclusiva esigenza del massimo profitto, a dover chiedere protezione al prepotente che pretende di farsi garante in cambio di soggezione ed obbedienza, fino al dover chiedere e pregare di essere accolto e sempre più di frequente anche a tendere la mano per non morir di fame.

Pregare, dunque, nella sua accezione originaria di precor e aldilà del suo significato etimologico evoca nella sua composizione di pre cor la condizione di chi sta davanti al cuore dell’altro, si aspetta una risposta positiva di disponibilità, di accoglienza, di soccorso, di solidarietà, di misericordia. A ben riflettere il valore della preghiera al potente e al prossimo sta tutto nella qualità della risposta.

Sulle implicazioni che il tema propone, ben più ampie e complesse di quelle brevemente accennate, offriranno un contributo di riflessione gli appuntamenti inseriti nel calendario delle prossime feste dei santi Faustino e Giovita, nella viva speranza che le difficili circostanze del presente non ne impediscano la tradizionale celebrazione.

 

 

Girolamo Romanino (1484-1562 circa)

Sant'Apollonio con i Santi Faustino e Giovita, 1535 circa

Basilica dei Santi Faustino e Giovita - Brescia

 

 

 

 

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