Trasfigurazioni

Il pensiero va immediatamente all’episodio narrato nei Vangeli. Sul monte Tabor, luogo dove secondo la tradizione si verificò l’evento, Gesù mutò d'aspetto. La bellezza intima e latente della sua vita e della sua persona emersero nitide e splendenti dinanzi agli occhi attoniti e meravigliati degli apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni. Trasfigurò. Sancì in tal modo, dandone testimonianza, la trascendenza della sua proposta, facendo gustare un anticipo della beatitudine del compenso futuro. L’esperienza presto terminò.
Non cessarono tuttavia gli effetti sui tre protagonisti. Nella loro vita l’episodio segnò un prima e un poi del tutto diverso, che ebbe un segno nuovo, così che anch’essi ne uscirono trasformati, in certo senso trasfigurati. Così come – ed è ancora esperienza della tradizione cristiana – successe a Saulo, colto e convinto persecutore di cristiani, che sulla strada di Damasco fa esperienza del divino, in una folgorazione che ne trasfigura il progetto di vita e lo trasforma in Paolo, il fervente apostolo delle genti.

Trasformata dal dono della Fede è anche la vita di Faustino e Giovita. Due giovani cittadini di una Brescia ancora politeista, vengono afferrati dalla bellezza di una nuova visione, abitati da una nuova presenza. E la loro vita quotidiana cambia, acquisisce una bellezza intima, ma percepibile, che chiamiamo santità. Avvertibile a tal punto da attrarre l'attenzione di coloro che, con sguardo benevolo o di scandalo,

li circondano. O ancora il personaggio di Cristoforo: da altero protagonista di esperienze di vita violenta, responsabile in duello di un assassinio, nel pentimento sceglie una vita di espiazione, facendosi interprete di un perentorio invito alla redenzione, rivolto ad uno dei protagonisti più insensibili a parole di pace del racconto, quel don Rodrigo uscito dalla geniale vena narrativa di Alessandro Manzoni.

L'ideale del compiersi di una vita inteso come trasfigurazione, essere nella luce, era caro anche a Paolo VI, il papa bresciano di cui recentemente è stato riconosciuta la santità. Vissuto in un'epoca culturalmente lacerata, caricato delle responsabilità

di guidare la Chiesa durante il Concilio e quindi nel post-Concilio, nei tempi della contestazione giovanile e negli anni delle Brigate rosse e del terrorismo nero, la vita di Paolo VI, gravata da poderose responsabilità, poteva risultarne sfigurata. Ed invece, rifulge nella coscienza e  memoria di molti, non solo credenti, come vita trasfigurata, perché quotidianamente donata.

Lo vediamo poi testimoniato nelle vicende dolorose delle tante vittime di incidenti drammatici, le cui conseguenze potrebbero gettare nella disperazione chi le sconta, ed invece, con una forza e uno spirito di resilienza stupefacente, sanno riprendersi la vita, mutando la condizione di sofferenza in occasione di riscatto e di nuove opportunità, producendosi in una trasfigurazione che commuove e meraviglia.

Esempi straordinari, si direbbe. A ben riflettere, occorre rilevare, invece, che l’esperienza della trasfigurazione può entrare anche nella ordinarietà della vita quotidiana. Basti pensare a quanto succede nella comunissima dinamica dell’innamoramento. Prima la persona che s’incontra potrebbe lasciarci indifferenti. Poi, per un meccanismo che non sappiamo spiegarci, diviene il centro invasivo e onnicomprensivo della nostra quotidianità, segnando un prima e un poi sconvolgente, che trasforma i ritmi della vita e noi stessi, trasfigurandoci l’uno agli occhi dell’altro.
È, dunque, a ben vedere, l’innamoramento il processo che innesca e produce il cambiamento, trasforma aspetto e comportamenti, travolge chi ne è coinvolto, ma non solo, modifica contesto e paesaggio circostanti. Ed è accaduto anche nella città e nella terra bresciana. Come non ricordare il cuore degradato del complesso di Santa Giulia in città, triste spettacolo fino agli anni sessanta, che ha ritrovato nella passione di alcuni visionari la determinazione necessaria
per divenire il vanto di tutti, patrimonio dell’umanità

 

sotto l’egida dell’UNESCO. Oppure, solo per fare alcuni altri esempi, la rinascita del castello a Padernello e di palazzo Cigola-Martinoni a Cigole o la restituzione della vicenda  del monastero di San Benedetto di Leno e ancora prima in val Camonica la grandiosa riscoperta della civiltà dei Camuni, che fa il paio con quella avviata e sempre più ricca di sorprese della civiltà di Remedello, sono tutte realizzazioni frutto dell’appassionato, irresistibile innamoramento e dedizione di alcuni, presi da passione per un progetto che li ha sedotti a tal punto da dedicarvi senza riserve le energie di una vita.

La somma dei cambiamenti che hanno mutato volto, identità e forme del paesaggio e della percezione stessa dell’identità bresciana, si coordina con gli analoghi processi che, frutto di intuizione, innamoramento e conseguente intelligente dedizione, contagiando e coinvolgendo una schiera sempre più ampia di proseliti, ha cambiato il volto

ad un’intera area, tra le più povere e improduttive.

Ne è scaturito il “miracolo” Franciacorta, la cui trasfigurazione è certificata non solo dai numeri del suo prodotto interno lordo, bensì anche dall’apprezzamento di turisti ed estimatori della sua originale bellezza. L'intuizione e dedizione di alcuni, protagonisti di un avvio imitato da una schiera di appassionati al seguito, travolti da passione enologica, hanno lasciato un’impronta di cambiamento nelle colline bresciane, secondo un processo che presenta analoghe dinamiche nel Chianti e nei colli senesi, tra le colline del Monferrato e in quelle venete e friulane, trasformandone il paesaggio.

Esempi che altri, animati da analogo spirito, stanno trasferendo ad altri settori, trasfigurandone il profilo.

È il caso del tutto originale del progetto Solomeo.

Un imprenditore attivo in un settore, solo apparentemente incapace di innovazione com’è quello dei filati e della maglieria, nel cuore dell’Umbria si produce in un successo planetario, sfruttando al meglio il valore economico aggiunto della cultura. Trovando ispirazione nella proposta

di radicale rinnovamento, di resilienza e di speranza

del motto benedettino ora et labora et lege et noli contristari, lo applica ad un modello industriale,

che nell’investire sulla qualità del manufatto, la arricchisce del valore aggiunto dell’immagine del territorio circostante, restituito alla sua bellezza più pura, tutto a beneficio di una sinergia che anima l’intero progetto industriale.

Le trasfigurazioni sono, dunque, possibili, possono coinvolgere tanto i singoli quanto le istituzioni; i loro effetti ne cambiano, migliorandoli, volto e assetti, trasformando, in definitiva, il quadro complessivo dei territori nel promuovere l’armonia nelle comunità che li abitano e la bellezza

nell’orizzonte dei loro paesaggi.

 

Due pitocchi (part.), Giacomo Cerutti detto il Pitocchetto (1698-1767)

Pinacoteca Tosio Martinengo, Brescia

 

 

Immagini di New Eden Group

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